Il Segreto delle Fragole 2016 (Lietocolle)“poetico diario”

 

Essere Generosi

Il Segreto delle Fragole 2016 “poetico diario” (Euro 15,00)

La generosità quest’anno ha un nome nuovo : Poesia

http://www.lietocolle.com/2015/11/26616/

L’Agenda 2016 – indice dei capitoli e dei poeti

Amuleto Poetico 1 – Roberto Dossi
Amuleto Poetico 2 – Maria Luisa Contarin (Torino)

Gennaio

Barbarah Guglielmana
Francesca De Marco Caridi
Gabriella Bianchi
Sara Biasin
Fragola di Gennaio -Tommaso Di Dio

Febbraio

Antonella Facchinelli
Valentina Calista
Gilberto Antonioli
Maria Rosaria Teni
Fragola di Febbraio – Clery Celeste

Marzo

Valentina Diana
Barbara Bracci
Carla De angelis
Daniela Di Pasquale
Fragola di Marzo –Giulia Rusconi

Aprile

Deborah Mega
Sara Ferraglia
Piero Lo Iacono
Renato Fiorito
Fragola di Aprile – Giulio Viano

Maggio

Tiziana Altea
Giuseppe Nalli
Arnaldo Citterio
Mariella Innone
Fragola di Maggio – Marco Malena

Giugno

Marco G. Maggi
Carlo Bramanti
Bonifacio Vincenzi
Alfredo Rienzi
Fragola di Giugno – Mirella Crapanzano

Luglio

Fernanda Ferraresso
Luca De Risi
Patrizia Argentino
M. Giovanna Farina
Fragola di Luglio – Manuela Capri

Agosto

Marco Pelliccioli
Federica Bardi
Valter Urbini
Laura Costa
Fragola di Agosto – Tina Emiliani

Settembre

Marisa Madonini Peviani
Assunta Spedicato
Sylvia Pallaracci
Vincenza Davino
Fragola di Settembre — Carla De Falco

Ottobre

Claudia Calamita
Renato Gorgoni
Massimo Mezzetti
Luigi Besana
Carla Silla
Fragola di Ottobre –Umbrto Viviani

Novembre

Sergio D’Angelo
Loredana Savelli
Nazim Comunale
Tiziana Marini
Fragola di Novembre – Paola Lazzarini

Dicembre

Andrea Mella
Veronica Senatore
Luca Malgioglio
Simonetta Longo
Fragola di Dicembre – Armando Penzo

Lettera a Penelope – di Valentina Calista

Questa lettera è nata per caso e come riflessione in un pomeriggio qualunque. Ci sono ancora anime e persone che credono solamente a ciò che loro è stato insegnato e tramandato. E non ammettono, o non sanno, l’esistenza di altri mondi possibili. Così umani, così veri, così semplici. E con tanto amore.

Ciao Penelope,

finalmente sono riuscita a scriverti dopo così tanto tempo.

Ricordo bene quando tua madre ti vedeva già sposa. Quando ti vedeva già incinta. Quando tua madre ha pregato ogni santo per farti incontrare il principe azzurro. Quando tua nonna ti preparava il corredo. Oppure quando tua nonna voleva che ti sposassi con un avvocato. Quando tua nonna voleva vederti “sistemata”. E quando tua zia ti ha regalato la parure per il futuro evento. Quando tuo nonno ti proteggeva dai drogati ai giardinetti comunali. Quando tuo papà era geloso e si preoccupava di vederti con qualche ragazzo. Quando tuo fratello era piccolo e crescendo diventò geloso: si atteggiava ad essere il tuo “angelo” protettore. E quando tua sorella maggiore ti diceva come avresti dovuto comportarti con i ragazzi. Diceva sempre: «Si fa così! Devi essere femmina». E poi, ricordi le tue amiche del liceo, quando ti facevano entrare in una competizione che non volevi? Era una feroce gara a chi per prima faceva colpo su di “lui”. E quando ti parlavano di sesso con “lui”?

Poi, qualcosa accadde. Ti sei convinta che qualcosa di profondamente sbagliato c’era, solo in te però. Ti fidanzasti. Quattro lunghi anni di adolescenza turbolenta. Ti ricordi i tuoi primi rapporti sessuali? E di come ti  sentivi a disagio quando capitava di farlo? Eppure le tue amiche ti raccontavano che era bello. Tua sorella ti diceva che era bello, che dovevi essere femmina. E pure tua madre, mi ricordo, ti diceva come truccarti, come vestirti per fare colpo. Tuo padre … te lo ricordi quando gli hai presentato “lui”? Non era molto felice, no, ma sapeva che doveva andar bene a te. Alla fine era così che doveva andare.

Lo lasciasti.

E poi, Penelope, successe ancora qualcosa, ti ricordi?

Il tuo sguardo non era più lo stesso, la tua espressione neppure. Qualcosa si muoveva dentro me e dentro i tuoi respiri. Un bagliore, piccolo ma vivo. Era forse la scintilla di un innamoramento. Poi il buio. Non seppi più nulla di quel bagliore, e nemmeno tu.

Sono passati tanti anni, adesso che mi hai vista e riconosciuta lasciami dire la mia gioia nell’averti ritrovata. Lasciami gridare la mia voglia di vita e di amore. Lasciami esistere così come sono, e ti prego, non nascondermi più davanti al mondo. Tu non puoi vivere senza di me, io vivo lo stesso senza te ma ti ho scelta. E dunque voglio te. Adesso sì che ti vedo luminosa quando fai l’amore, quando vai a fare la spesa, quando la mattina, prima di andare a lavoro, saluti la tua metà. Quando ti manca durante il giorno. Quando ti abbraccia e ti senti. Quando ti accarezza e ti senti. Quanto il vostro gatto vi ama indistintamente. Quando la vita vi porge problemi sul cammino. Quando la casa si riempie di amore, di cura e dedizione, di risate. O talvolta di fatica che spezza i respiri, di voglia di andare avanti, sempre e comunque, anche se la sensazione è di sprofondare. Quando le lacrime ti recidono il sorriso e il volto si fa severo. Insieme, però, si può tornare a sorridere, anche se domani. Quando la sera ti addormenti sul suo petto e ti rassicuriamo nel momento in cui la paura della morte ci sfiora, che poi è paura della nostra vita. Quando parlate dell’unione che vi lega e di “come” coronarla. “Come”, sì, quando vi chiedete “come”.  Cara Penelope, sai, alcuni sono più fortunati e possono far finta che questo “come” non esista. Già, molti si chiederanno cosa significhi. Semplicemente che nella vostra vita reale, di ieri, di oggi e domani (chissà), nelle vostre colazioni, nelle vostre cene e nei vostri pranzi, nei vostri prendervi per mano,  la legge non vi protegge, lo Stato non vi vede, il popolo stesso non vi vede, non siete credibili. Spero non abbiate mai bisogno reciproco in un letto d’ospedale, oppure lungo tutto il percorso di una malattia. Perché? Perché lo Stato non vi vede, la legge non vi protegge, il popolo non vi vede, e il vostro sudore finirà con la fine di voi. La fine di voi, è crudo dirlo, ma è così.

Ma sii felice Penelope, come me, ora che ti ho ritrovata  sarà difficile perderti nuovamente. Mi hai finalmente amata, hai l’amore per te stessa. Hai un amore che ti ama ed è tutto quello che nella vita serve. Tutto il resto sono fili ai quali vogliamo aggrapparci nei momenti di vuoto. Eppure così spesso ci siamo negate l’amore.

Ecco, Penelope, voglio essere sincera e dirti che Ulisse non è mai esistito per te. Voglio essere leale,  rassicurarti per quando ripenserai alla tua adolescenza. Non eri sbagliata, è che Ulisse non era il tuo destino. Non era il tuo principe azzurro. Il matrimonio con “lui” sapevi non ci sarebbe mai stato. Tuttavia il corredo l’hai tenuto. Era utile, dopotutto. Adesso, finalmente, è un altro stare insieme. Il vostro essere due, una casa, un rifugio, due menti, due cuori, una casa, un rifugio, un destino, una casa, un medesimo progetto di vita, uno stesso identico guardaroba. Due. Due donne. Adesso che finalmente ci siamo ritrovate e siamo tre, ti prego, lasciami dire con gioia e meraviglia che «non c’è bene più saldo e prezioso, di quando con pensieri concordi reggono la casa un’unica anima, una donna e una donna»(1).

Con grazia e meraviglia, con eternità,

la tua Anima.

(1) La frase originale, di Omero, recita: Perchè non c’è bene più saldo e prezioso di quando con pensieri concordi reggono la casa un uomo e una donna. Ulisse che parla a Nausicaa.

penelope2

Parliamo con le stelle -poesia inedita di Valentina Calista

Parliamo con le stelle, le albe e i silenzi

tutti. Che sono belli e di un altro dove.

Che sono tutti e molti di più della terra

nostra sorella nostra madre nostra patria.

Universo delle mie brame, io sono, chi?

Davanti al tuo uscio sospiri di attesa. Me.

Universo delle mie invenzioni astrali, io

sono come l’erba, cristallo rugiada. Tutto.

Stringo al petto – fertile di mondi nuovi –

le risonanze con le foglie, coperte di bosco,

i voli impazziti degli insetti, antenne di vita,

le tracce delle lumache, mie case passate,

e le nostre mani come vite acini e vino.

Con mani tese alla tua aurea – poesia inedita di Valentina Calista

Con mani tese alla tua aurea

di nubi e amore ti chiedo

gridando la convulsione

vincente del nostro amarci

di cosa si muore nell’assenza.

Una pausa dai battiti cardiaci,

dallo scorrere del tuo sangue

nelle periferie del mio-cardio;

una pausa che non prevede

quei silenzi di mistica attesa;

una pausa che sottrae l’aria

dagli alveoli più piccoli del mio-

corpo. E una parola, forse due,

a ricongiungerci nello stesso

fiume.

Poetry translation: 3 poems of Valentina Calista

Broken glasses on our floor
(the floor which saw us dancing,
the floor where our love were enchained)
after the rumble of your iron words.
The roots of love existence have dug,
strangling the moist soil
with the grasp of a frightened fist.
After dreaming about peaceful Orient
we have strengthen our passion
freed from vices and past lives’ thorns
hanging by our shadows.
We began the dance, hand in hand,
eye in eye, chest to chest.
Unable to hold our senses
We loved each other.
Life is a God joke.

**

The width of your back

always stands my indecisions.

If it’s raining today – after long time – is for you

because you’re opening my eyelids, my eyes

and make my convictions dripped wet

by buried purities in the bedroom,

the one we had, that we have here too.

But, sure, it’s different.

It’s not the same width that belonged to us,

smaller hands, smaller ideas,

but dreams magnify remote days,

those where memories are eaten

with empty stomach, where the future

is sculpted by cramps.

If the night I badly breath is for the air

that’s burning along the tunnel where my voice

is expanding.

Your elbow saves me from nocturnal sleep apnoea.

If I turn round I find you intact, crystallized

In the love that wanted me: I wanted to  be

your first love. As if it were the last.

***

Living with you

is ever living,

but always living

with the fright

of your absence.

If I had the sacred certainty

of seeing you

until the last day,

I’d discover our eyes again, the same,

in the grooves of your  face,

through dilatations of time.

If I had this sacred certainty

I’d even think of smiling to the death,

‘cause  she should be scared of

our intimate harmonies of love.

——————————————-

Translation by Valentina Calista

TESTO ESTRATTO DA CARNE SACRA – DI VALENTINA CALISTA

Ubriachezza dell’assenza
ricordiamo di vivere sempre.
Lampo in cui il fiato s’arresta
e le mani si fanno pianura.
Poi curiamo le memorie, lunghe
orazioni da fissare sul legno dei ricordi.
Sappiamo – finalmente – d’essere soli:
eterno esistere nella nuda presenza.
La bellezza richiama
a riordinare immagini remote.
Il muretto della casa – sopra la mia mano
vi riposava – tratteneva il calore di giugno,
in sospensione era l’estate a mezzogiorno.
Intermittenze dell’upupa, un dono.
Istante di dolcissima apatia
del profondo celebrare.

Calista Valentina, da Carne sacra, Edizioni Ensemble, Roma, 2012, p. 20.