Poesia ( Valentina Calista)

#PoEstateSilva #14: Valentina Calista, Carne sacra

Source: #PoEstateSilva #14: Valentina Calista, Carne sacra

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Tra le guise del vento acerbo- Inedito di Valentina Calista

Tra le guise del vento acerbo è dentro

che ti riconosco, al passare del buio

nelle stanze che contenevano luce,

nelle strade che non voglio percorrere,

lì ti riconosco. Tra gli schiaffi del vento,

nella sua arroganza di presentarsi

alle porte alle finestre , quelle del retro

della casa a custodire fiori frutti e fieno.

Ti riconosco nell’abbraccio che manca al giorno

alle ore, dalle liturgie scomposte delle stagioni

e dai pericoli del loro pregare il perpetuo.

Dal tuo passo che vorrei fosse il mio

quando barcollo nelle fessure della vita

e nessuna strada sembra volersi tracciare.

Dagli occhi riflessi in figure sconosciute

nel loro portare pietre aggrappate alle spalle.

Al passare di un fiume nelle crepe dei nostri occhi,

al tuonare nero di un bosco stanco, al chiudersi

di una mano all’addio di una giornata morta.

 

Riconoscersi

Riconoscersi
Quadro di ©Arianna Papini

acrilico su compensato – cm 61×61

QUANDO LA CENA È PRONTA- Poesia di Valentina Calista

http://www.qcodemag.it/2016/04/25/quando-la-cena-e-pronta/

UNA CITTÀ, UNA NARRAZIONE COLLETTIVA, MILLE STORIE, TANTI LINGUAGGI.

Una poesia per parlare di Gerusalemme: su QCOD MAG.

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di Valentina Calista

Quando la cena è pronta, nei nostri piatti
s’apre la danza delle nostre intese terrestri.
La passeggiata – breve – dona sapore al sogno
estivo che ci ha scoperte in viaggio,verso Istanbul.
Poi, Gerusalemme bianca ci aspetta. Le sue braccia
sono terra e avorio, ulivi radicati nelle preghiere di secoli.
Ci pieghiamo alla differenza con le mani più strette,
l’una nell’altra, poi l’una nell’altra ancora. La mia paura
legata da una litania al tuo antico dolore di nascita.
Nei piatti i colori sorseggiano le nostre amarezze,
le gioie delle nere iridi che silenziose si dilatano.

Che le cose- poesia inedita di Valentina Calista

Che le cose che aspetti siano tue, e sue:

per tutte le parti della gola rimaste afone

per tutte le cellule del corpo mancanti d’aria.

Che le cose che ami siano tue, e del creato:

per tutte le rollate dell’aria sui campi riarsi

per tutte le fiamme del sole scagliate sui muri.

 

Lascia la lingua gettare convulsioni di sillabe

nell’aria che divampa il suono allo spazio, al

tempo superbo che sa tutto, anche quando è Ora.

 

Lascia, lascia, lascia. Che le cose possedute siano

lasciate, abbandonate e ritrovate nelle piccolezze.

Che le cose mai avute siano possedute e lasciate

dal pensiero, dal sogno e dal desìo che non tace.

Che l’aria sial’unica vita nella vita.

 

In quali convulsioni del cielo- poesia inedita di Valentina Calista

In quali convulsioni del cielo

riarso sopra la luce diffusa dal sole

cerchiamo le sillabe buone

quelle dei canti d’amore o preghiere

che non concedono pause dal cuore.

Chiedimi se la felicità è tutta

nella magia delle mani e delle rughe

così scavate così profonde da vedere

anche il futuro che ci spetta in sorte.