Sono nuova, qui – di Valentina Calista

Sono nuova, qui,

ad aspettare questi occhi

passare, lungo traiettorie

di futuro immaginato.

 

Se uno straniero calpesta la terra

È per la bramosia dei suoi sogni.

 

Tue mani, unica familiarità

concessa come a un carcerato

dell’acqua. Queste tue mani

che ancora mi seguono.

Come ombre cinesi sui muri

le prendo anche nel sonno:

una pausa dallo

smarrimento.

 

Albeggiare delle ore

ancora,le tue mani

cancellano angustie

intersezioni del sogno.

 

E riconquisto l’aria fresca

di una semplice speranza d’amore.

 

Nel silenzio dei monologhi

il verbo degenerare ritrae

due che non siamo Noi.

Quando ti tocco è grandine,

dalle terre della mia pelle

alle dune del tuo corpo,

silenziose .

 

Questa è la figura del terrore,

la gelida mente, blasfema

implora gli anfratti di luce.

 

Dietro lo sterno

l’origine del movimento.

Concedimelo, qui voglio stare.

 

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