Quei sassi chiamati troppo spesso diversità- di Valentina Calista

Primo post da Reading (UK) , 8 maggio 2013.

Parlare con persone appena conosciute, forse sconosciute, in un luogo che non è la tua casa, la tua aria, il tuo sapore e sentire comunque l’insistenza della fratellanza, dell’umanità, quel cristallino bisogno di condivisione, di appartenenza ad un qualcosa che possa essere chiamato anche affetto, se pur appena nato. Si è vicini nel mondo che scorre sotto la nostra pelle, sotto i nostri gesti, sotto quei sassi chiamati troppo spesso diversità, sotto i nostri mascheroni indossati per convenienza. Si è vicini nel mondo dell’anima, delle vibrazioni che dipingono i nostri giorni e che ci svelano chi siamo veramente. Se questo non è amore, cos’è?

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