La qualità del poetare di Valentina Calista va ricercata nella prospettiva. Di Andrea Viviani, Roma Tre.

La vertigine dell’andatura, di Valentina Calista.

Edizioni Ensemble, Roma, 2012.

La qualità del poetare di Valentina Calista va ricercata nella prospettiva. Liriche che raccontano di viaggio, incentrano il focus di senso nelle mani: mani venate da corde di chitarra (la più bella, a mio parere, spericolatezza allegorica del volume), consegnano a chi legge un sentore d’ordine sovvertito e giocosamente, come si conviene a chi lieve transita tra genti e luoghi dai quali si lascia ingentilire, ricostruito per parole e strofe.

Testi giovani, ma non per questo immaturi nella forma e nei contenuti, riportano in una gamma assortita l’esperire potenziale e in atto di una giovane donna per il mondo: emozioni, impressioni, filoni di raro e garbato erotismo esplodono tra le righe al pari della potenza del descrivere immagini e situazioni.

Intimismo e universalità, ego e nos, sono sapientemente fusi e consegnano al lettore il compiacimento, il piacere spesso, di potersi scoprire ora distante ora vicino al vissuto (reale o immaginifico) della poetessa trasposto in versi.
C’è un sentore di consuntivo, in sottotraccia pulsa (affiora, nel complesso) un anelito al voltar pagina, ad un’adultità che (pure in nuce)prepotentemente preme verso nuove esperienze. E, c’è da augurarselo stanti i risultati e in vista degli impegni scrittori futuri, più articolati e ricchi estetismi.

Andrea Viviani,  Roma Tre

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